Coltivazione, Le Rose nella Storia

Rosa Spinosissima o Pimpinellifolia?

La Rosa Spinosissima è una specie botanica che cresce spontaneamente dalle estremità settentrionali del continente Europeo fino all’Africa nord-occidentale e dalle regioni caucasiche dell’Asia alla Siberia occidentale. Numerosi botanici ritengono che abbia la più estesa distribuzione naturale fra tutte le specie del genere Rosa . La definizione esatta del nome è molto dibattuta e viene spesso chiamata Rosa Pimpinellifolia e in Scozia, dove è molto diffusa, Scots Rose, Scotch Briar o Burnet Rose per la stretta somiglianza del fogliame con quello della Sanguisorba minor o Pimpinella, chiamata appunto Burnet nei paesi anglosassoni.

Esistono numerose varianti naturali della R. Spinosissima che differiscono per il colore dei petali o per la forma del fiore che può essere anche semidoppio o doppio ma tutte presentano le stesse caratteristiche di base e risultano ben riconoscibili. Sono rose deliziose con crescita compatta e fiori semplici di misura compresa fra 2 e 5 cm di diametro; hanno rami densamente ricoperti di piccole spine (da cui il nome) e bellissime foglie che ricordano le felci di un attraente colore verde che in alcune varietà assume tonalità blu-grigio.

 

 

La fioritura è unica ma prolungata ed i fiori, spesso profuma ti, sono prodotti in tale profusione da creare un forte impatto visivo. Questi possono essere di colore bianco puro, rosa, porpora e persino gialli; alcune varietà sono bicolore o leggermente screziate mentre altre presentano il rovescio dei petali di colore argentato a creare particolari contrasti e cromatismi.  Seguono cinorridi molto belli, rossi in alcune varietà, ma generalmente di un viola così scuro da sembrare neri. 

 

 

Il fogliame in autunno assume spettacolari colori che dal giallo, attraverso l’arancio ed il rame, arrivano al rosso ed al viola.  Sono piante molto resistenti, prosperano in terreni poveri anche sabbiosi o sassosi e sono resistenti alla siccità ed al freddo. La maggior parte delle cultivar, se non innestate, sono pollonanti e formano cespugli densi che prosperano senza bisogno di grandi attenzioni.

 

 

 

Una definizione certa ed univoca di quali possano essere le forme spontanee ‘pure’ della specie e quali invece il frutto di ibridazioni è difficile vista la grande vastità e varietà di cultivar esistenti.

Sicuramente possiamo menzionare le più rappresentative dividendole in due gruppi:

Rosa Spinosissima 

  • Rosa Spinosissima Altaica
  • Rosa Spinosissima ‘Falkland’
  • Rosa Spinosissima Double White
  • Rosa Spinosissima ‘Double Pink’
  • Rosa Spinosissima ‘Double Yellow’
  • Rosa Spinosissima Single Cherry
  • Rosa Spinosissima ‘Lutea’
  • Rosa Spinosissima ‘William III’
  • Rosa Spinosissima Dunwich
  • Rosa Spinosissima ‘Hispida’
  • Rosa Spinosissima ‘Andrewsii’
  • Rosa Spinosissima Myriacantha
  • Rosa Spinosissima ‘Minima’

 

Ibridi di Rosa Spinosissima

  • Ibrido di Spinosissima ‘Albert Edwards’ (incrocio con  R. Hugonis )
  • Ibrido di Spinosissima ‘Louis Riel’ (incrocio con  R. Glauca )
  • Ibrido di Spinosissima ‘Ormiston Roy’ (incrocio con  R. Xanthina )
  • Ibrido di Spinosissima ‘Stanwell Perpetual’ (probabile incrocio con  R. Damascena )
  • Gruppo Rosa Spinosissima x Harsonii (incroci con  R. Foetida )
  • Gruppo Rosa Spinosissima x Hibernica (incroci con R. Canina )
  • Gruppo Rosa Spinosissima x Reversa (incroci con R. Pendulina )
    • Ibrido di Spinosissima Glory of Edzel
    • Ibrido di Spinosissima ‘Mrs Colville’
    • Ibrido di Spinosissima ‘Mary Queen of Scots’
  • Ibrido di Spinosissima ‘ Golden Wings’  (incrocio conOrmiston Roy)
  • Ibrido di Spinosissima ‘ Aicha ‘  (incrocio con Ibridi di Tea )
  • Gruppo  Frühlings di Kordes   (incroci con Ibridi di Tea )

 

Se state cercando una rosa di facile collocazione e coltivazione, che magari vi possa introdurre e fare appassionare al favoloso mondo delle specie botaniche la R. Spinosissima è senza dubbio una delle migliori alternative da considerare: saprà regalarvi gioia in tutte le stagioni.

Vorrei ringraziare Stephen Hoy, e Peter D. A. Boyd per il grande contributo che hanno dato all’inquadramento della specie.

M o N e T

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