Terrazze e Giardini

Realizzare una scarpata fiorita. Parte I

Il giardino: reportage ed esperienze di coltivazione

Vi presentiamo giardini da noi realizzati raccontati con immagini e parole secondo la nostra visione ed esperienza. Vi parliamo di come affrontiamo il lavoro, di come lo concepiamo e di come ogni azione sia frutto di analisi e studio, successi e insuccessi, voglia di crescere e accordarsi con il cambiamento delle stagioni e del pensare umano.

Care e cari tutti voi che ci leggete, appassionati del verde e di tutte le sue sfumature, ecco la nuova rubrica

Questa uscita, e non sarà l’unica sul tema considerata la complessità dell’argomento, è dedicata alla scarpata.

Per scarpata, greppo, pendio, dirupo, china, costa, costone, pendice, contrafforte, terrapieno o comunque si voglia chiamare raggruppiamo tutte quelle situazioni in cui il terreno diventa scosceso con pendenze più o meno rigide.

La scarpata, può essere naturale come nei casi di ambienti collinari e di montagna, ma anche artificiale ossia creata per necessità strutturale o estetica dalle mani dell’uomo. Non è una distinzione di poco conto perché nel caso in cui la scarpata sia artificiale e magari anche di recente realizzazione è possibile che il terreno (terreno di riporto) abbia una struttura più cedevole di cui tenere certamente conto. Ciò significa altresì che anche nelle scarpate naturali non ci si scontri con terreni franosi e cedevoli.

Oggi vi parliamo di un paio di giardini privati che per natura di esposizione, terreno, dimensioni ci hanno portato ad affrontare in modo assai diverso la questione. Caso 1. Piccolo giardino concluso – Settignano, Firenze
La casa si trova al centro di un anfiteatro collinare naturale molto ripido che si sviluppa su tre lati della casa con esposizione est-sud-ovest. Siamo stati chiamati dai proprietari per una consulenza ai fini di abbellire l’area, cercare di rallentare il corso delle acque durante le piogge e consolidare il terreno cedevole.Laddove la pendenza rigida lo permetteva sono stati effettuati dei terrazzamenti con elementi naturali di tenuta con l’ausilio di pali di legno e di pietra per la zona più bassa della scarpata confinante il selciato attorno all’abitazione.
Nei casi invece di maggiore criticità dovuta a pendenza ancora maggiore è stato deciso di piantare rado per evitare di forare oltremisura il terreno franoso e accelerarne movimenti.La scelta, semplice per noi, è ricaduta su rose a veloce crescita, forti, sane, vigorose come le sarmentose, rose che hanno un andamento strisciante di grande sviluppo a meno che non vengano fatte salire su strutture come pergole e pergolati, reti, pareti. E che in molti casi sono capaci di sviluppare radici avventizie quando sono a contatto col terreno utili per limitare il fenomeno dell’erosione.Oltre alle sarmentose posizionate nel perimetro più alto della scarpata e fatte crescere liberamente a caduta sono state utilizzate specie autoctone sempre fittonanti come ginestra, viburno, rosmarino prostrato, cisto, phlomis, timo strisciante e lavanda nelle zone meno impervie, e ancora rose tappezzanti e un certo assortimento di rose botaniche che per loro caratteristica di spontaneità e rusticità non hanno bisogno di interventi particolari di potatura né di trattamenti fitosanitari.Con l’accrescimento delle varie specie è stato più facile accedere nel tempo ai diversi livelli della scarpata poiché le piante hanno sviluppato una maglia di radici di forte tenuta del terreno permettendo al giardiniere di intervenire sulla potatura delle lavande e per lavori di pulizia, concimazione e quant’altro.

Adesso il giardino si presenta come un rigoglioso anfiteatro verde, dove fiori, profumi e linee si fondono in un unico movimento naturale.

Il prossimo mese vi presenteremo una interessantissima realizzazione di giardino su scarpata con ulteriori approfondimenti ed illustrazione dettagliata di tutte le fasi di realizzazione. Stay Tuned!

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